La tradizione orafa della Campania |
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| (Da L'impresa orafa, pubblicazione a cura della Federazione Orafi Campani) | |
Il Borgo Orefici è un antico quartiere (quartiere Pendino) situato nel centro di Napoli e precisamente incastonato tra il Porto, la Stazione Centrale e l'area dei decumani. Interessante notare che Pendino deriva dal latino pendere, sicuramente in riferimento alla pendenza delle strade verso il mare. Caratterizzato come tutta la Napoli antica da strette vie che portano ad uno slargo, fulcro di tutto il Borgo, la famosa Piazzetta Orefici dove campaggia un Crocefisso ligneo, effige dello spirito religioso degli orafi, avente la particolarità di essere dipinto su entrambe le facciate in modo da poter essere visibile da tutte le posizioni della piazza e da tutte le botteghe. Oggi purtroppo del dipinto restano ben poche tracce. Qui', dunque, abbracciato da un lato dai Decumani e dalla loro storia e dall'altro dal mare, nella seconda meta' del XXII secolo, sotto la dominazione Angioina, presero vita una serie di botteghe artigiane orafe, specializzate nella produzioni di gioielli artigianali di particolarità originalita'e dalla lavorazione dell'argento. Tale aggregazione venne certificata poi in Borgo Orefici con l'istituzione di una scuola autoctona e con il primo statuto dell'Arte degli Orefici. Tale forma "giuridica" venne concessa sotto forma di editto da Carlo II d'Angio' e poi modificato da Giovanna I nel 1380, il quale riconosceva capacità giuridica alle cooperazioni artigiane. In breve esso divenne il luogo rappresentativo della produzione orafa locale, oltre a rappresentare un volano per le arti e l'artigianato di qualità dell'intera citta'. |
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Primo capolavoro riconosciuto della scuola napoletana e' il busto in argento e pietre preziose di San Gennaro , conservato nel tesoro del Duomo di Napoli. (vedi link http://www.duomodinapoli.com/) L'arte orafa si qualifico' fin dai primi anni come arte cortigiana: non a caso i primi maestri orafi furono considerati alla stregua dei consiglieri del re, ricevendo feudi e titoli nobiliari. Nel secolo XV, con lo sviluppo del commercio, la corporazione non ebbe piu' come riferimento la corte, potendo ormai contare su una committenza piu' vasta, sopratutto di origine borghese. Si consolido' cosi' una scuola napoletana, con maestri locali che si erano sostituiti a quelli francesci e toscani che avevano dato inizio alla scuola di epoca angioina, sviluppando uno stile proprio nella produzione di gioielli artigianali sempre piu' particolari. |
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A partire dal XVI secolo, con la dominazione spagnola, la corporazione degli orafi rappresento' la categoria artigianale economicamente piu' elevata, assecondando i capricci dell famiglie nobili. Le dame adornarono le gia' sontuose vesti con gioielli articolati e ridondanti nello sviluppo di catenine e pendenti, il "nuovo" nella moda seicentesca. Soffocato dalle pomposita' del Barocco, il gioiello subi' un nuovo allegerimento delle forme. Scomparve il pendente, lasciando il posto a nastrini di velluto e a collane dagli intrecci floreali. Fecero la loro prima comparsa le parures e i bracciali costituiti da diversi fili di perle tenuti insieme da piccole miniature. Sugli anelli si usarono mescolanze di pietre colorate, diamanti e strass. Per gli uomini furono realizzate spille e borchie per fissare le onorificenze da ostentare sugli abiti da gala. Il gioiello non fu piu' considerato come un oggetto di gusto personale, ma come un prodotto alla moda. In questo contesto cambio' il mestiere dell'orafo, che nel creare forme ripetibili per fasce sociali sempre piu' ampie, divenne un tecnico specializzato. L'ampliamento delle botteghe artigiane favori' un incremento della produzione di monili e preziosi, comportando di conseguienza maggiore attenzione verso la Corporazione, le cui norme per aderirvi divennero sempre piu' restrittive e qualitative. |
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Infatti la corporazione oltre a promuovere l'interesse dei propri soci controllava il rispetto dello statuto e delle norme, e dunque della qualita', della produzione allo scopo di mantenere integra la reputazione della stessa. Ricordiamo che le Corporazioni, associazioni professionali e di mestiere, avevano all'epoca un peso importante nella organizzazione economica, e dunque anche politica e sociale, sulla struttura della citta'. dal punto di vista artistico ed artigianale con le scoperte delle rovine di Ercolano e Pompei ebbe un grande impulso la moda del gioiello ispirato all'oreficeria romana e greca. Gli orafi si dedicarono nuovamente ad una lavorazione piu' tipicamnete artistica, riproponendo nell'originalità di nuove forme la classicita' degli antichi preziosi. Nell'ottocento si assiste anche alla grande riscoperta dei cammei, motivando la corsa al collezionismo di quelli antichi. L'utilizzo del corallo divenne imperante alla fine del XVIII secolo (vedi il capitolo sul corallo). Ben presto a quella produzione fu associata l'incisione su conchiglia, anch'essa favorevole ad un mercato in progressiva crescita. |
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Anche modelli gotici e neorinascimentali furono fonte di ispirazione, come e' testimoniato dall'opera di Carlo Giuliani e Giacinto Melillo (1846-1915), due maestri napoletani tra i piu' rappresentativi dell'ottocento. Comunque, a parte alcuni episodi propri del cosidetto "stile borbonico" (ad esempio i cosidetti orecchini a lampadario) la gioielleria napoletana dell'ottocento segui' le grandi tendenze della moda del tempo, perlopiu' ispirate da modelli parigini, sempre reinterpretati in maniera originale dai nostri maestri. Nella seconda metà dell'ottocento, il contatto con l'arte giapponese apporto' nuove forme e l'utilizzo degli smalti. Si arrivo al grafismo dell' Art Noveu e gli artigiani napoletani inventarono nuove forme pur ispirandosi al mondo vegetale ed animale.
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| Archaeological-style Scarab necklace (1895-1915) in Fogg Museum, Cambridge, attributed to Giacinto Melillo in Naples | |
Intanto il Borgo Orefici aveva visto completamente mutare la sua fisionomia in seguto alla risistemazione urbanistica di fina ottocento, conosciuta come Risanamento di Napoli. Alle soglie del primo conflitto mondiale le avanguardie artistiche toccarono anche Napoli. Si abbandonarono le sinuosità Liberty in favore di linee semplici ed ordinate nel pieno rispetto della purezza geometrica e la produzione orafa rientro' anch'essa nel settore della produzione industriale del dopoguerra. Accanto ad una produzione artigianale di qualita' medio alta, prevalentemente ispirati ai modelli coevi della gioielleria europea o agli stili della cosidetta gioielleria borbonica ( detta anche stile antico) si affermavano a Napoli dall'inizio del novecento alcune maisons di alta gioielleria come Ventrella o Virgilio, in cui l'altissima qualita' della lavorazione artigianale si univa ad una spiccata originalità del design e nella creazione di nuovi modelli. Nel contesto della commercializzazione sempre piu' ampia di prodotti. larga fortuna ebbe la perla coltivata che trasformo' il mercato di quelle naturali in un mercato sempre piu' esclusivo.
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L'utilizzo del platino (scoperto all'inizio del secolo) grazie lla sua malleabilità e morbidezza, si diffuse sempre piu', permettendo una realizzazione di montature leggere e maggior utilizzo delle pietre tagliate a baguette, secondo l'ultima moda della gemmologia. Dopo la seconda guerra mondiale fu rilanciato l'oro giallo che soppianto' il ridondante uso di pietre preziose creando gioielli meno impegnativi e piu' facili da indossare. |
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Fino alla fine del '900 l'artigianato orafo campano e' rimasto sostanzialmente concentrato nei tradizionali poli produttivi del Borgo Orefici e di Torre del Greco. In particolare a Torre del Greco sono attive circa 400 aziende del settore, che danno lavoro a quasi 6.000 addetti. Inoltre operano due scuole dedite esclusivamente alla formazione di giovani artigiani. Il Borgo Orefici continua ad essere il punto di riferimento per l'artigianato di qualita', con oltre 150 aziende artigiane e la presenza di oltre 100 gioiellerie in meno di un chilometro quadrato, che ne fanno un centro commerciale unico al mondo. Le mutate esigenze produttive e l'espansione del settore hanno indotto numerosi imprenditori del settore ad adottare il modello del centro polifunzionale, dove allocare le attività produttive, distributive all'ingrosso ed i servizi alle attività commerciali e produttive. E' nato cosi' il Tari', ubicato nell'area industriale di Marcianise (CE), a 12 Km da Napoli, dove si concentrano oltre 200 aziende di produzione e coomercio di preziosi e le relative attività di servizio. Il Tari' e' divenuto operativo nel 1996 ed ospita periodicamnete manifestazioni fieristiche. Un secondo centro polifunzionale, Oromare, sta sorgendo nell'area industriale di Marcianise, esso ospitera' oltre 200 aziende gia' operanti nel settore o di nuova costotuzione. E' inoltre in fase di ralizzazione, in un'area adiacente al Tari', il Polo della Qualità, complesso dedicato alla moda ed alla gioielleria. |
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